5) Berkeley. Esse est percipi.
Per Berkeley tutte le sensazioni e le idee possono esistere solo
nella mente che le percepisce.
G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza umana, Parte
prima (pagina 250).

Che n i nostri pensieri, n le passioni, n le idee formate
dall'immaginazione, esistano fuori della mente,  quanto ognuno
ammetter. E sembra non meno evidente che le varie sensazioni o
idee impresse sui sensi, comunque unite o combinate insieme (cio,
qualsiasi oggetto esse compongano) non possono esistere altrimenti
che in una mente che le percepisce. Penso che una intuitiva
conoscenza di ci possa esser ottenuta da chiunque badi a quel che
s'intende col termine esistere quando  applicato alle cose
sensibili. La tavola su la quale scrivo, io dico, esiste, cio io
la vedo e la tocco; e se io fossi fuori del mio studio, direi che
essa esisteva, intendendo cos che se io fossi nel mio studio
potrei percepirla, o che qualche altro spirito presentemente la
percepisce. C'era un odore, cio, era sentito; c'era un suono,
vale a dire, era udito; e un colore o una figura, ed erano
percepiti con la vista e col tatto. Ecco tutto quanto io posso
intendere con queste e simili espressioni. Perch, quanto a ci
che si dice dell'esistenza assoluta di cose non pensanti,
senz'alcuna relazione al loro esser percepite, codesto sembra
perfettamente inintelligibile. Il loro esse  percipi, n 
possibile che abbiano un'esistenza fuori delle menti o cose
pensanti che le percepiscono.
 infatti un'opinione stranamente prevalente in mezzo agli uomini,
che le case, le montagne, i fiumi, e in una parola tutti gli
oggetti sensibili abbiano un'esistenza naturale o reale, distinta
dal loro esser percepiti dall'intelletto. Ma, per grande che sia
la sicurezza e l'acquiescenza con cui questo principio possa
essere ricevuto nel mondo, tuttavia chiunque trover nel suo cuore
la forza di revocarlo in dubbio pu, se non m'inganno, percepire
che esso involge una contraddizione manifesta. Giacch, che sono
gli oggetti ora menzionati se non le cose che noi percepiamo coi
sensi, e che percepiamo noi oltre le nostre proprie idee o
sensazioni? e non  chiaramente contraddittorio che una di queste
o una combinazione di esse esista non percepita?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 716-717.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/1.
6) Berkeley. La sostanza.
Per Berkeley la sostanza non  altro che lo spirito o ci che
percepisce. In realt la sostanza nel senso tradizionale del
termine viene a sparire assorbita dal soggetto (idealismo). Non
esiste n la materia (l'essere in generale), n ha pi senso la
distinzione cartesiana fra qualit primarie e secondarie.
G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza umana, Parte
prima (pagine 251-252).

Da quel che  stato detto segue che non c' altra sostanza che lo
Spirito, o ci che percepisce. Ma per una prova pi piena di
questo punto, consideriamo che le qualit sensibili sono il
colore, la figura, il movimento, l'odore, il gusto, e simili, cio
le idee percepite coi sensi. Ora, per una idea esistere in una
cosa non percipiente  una contraddizione manifesta: giacch aver
un'idea  tutt'uno col percepirla; quindi ci in cui esistono
colore, figura e qualit simili, deve percepirle; perci  chiaro
che non pu esserci nessuna sostanza non pensante o substratum di
quelle idee.
[...].
Ci sono alcuni che fanno distinzione tra qualit primarie e
secondarie: con le prime essi intendono l'estensione, la figura,
il movimento, la quiete, la solidit o l'impenetrabilit e il
numero; con le seconde essi denotano tutte le altre qualit
sensibili, come i colori, i suoni, i gusti e cos via. Le idee che
abbiamo di queste, essi riconoscono che non sono le rassomiglianze
di cosa esistente fuori della mente o non percepita; ma
sosterranno che le nostre idee delle qualit primarie sono modelli
o immagini di cose che esistono fuori della mente, in una sostanza
non pensante che essi chiamano materia. Per materia, quindi,
abbiamo da intendere una sostanza inerte e insensibile, nella
quale esistano attualmente l'esistenza, la figura e il movimento.
Ma  evidente da quanto abbiamo gi mostrato, che l'estensione, la
figura e il movimento sono soltanto idee esistenti nella mente, e
che un'idea non pu essere simile a nient'altro che a un'idea, e
che conseguentemente n essi n i loro archetipi possono esistere
in una sostanza non percipiente. Quindi  chiaro che proprio la
nozione di ci che  chiamato materia o sostanza corporea involge
in s una contraddizione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 718-719.
